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  • Claudio Di Gennaro

Tra "Pop" e "Simbologia"


Il primate della moda Capitale

Se è tautologicamente, almeno per me, corretta la frase “Dietro ogni grande uomo c’è sempre una grande donna” di Virginia Woolf è altrettanto corretto dire che “Dietro ad un grande brand c’è sempre un grande Designer”.

A mio avviso, ciò che ricerco in un brand è sempre il “concetto” quell’intrinseco messaggio che si nasconde dietro al clic del check-out dello store on-line quando, da fruitore, acquisto un capo di abbigliamento.

Geograficamente cosi distanti quanto non lo siano artisticamente, Moschino e Kenzo sono messaggeri di innata indicalità trasversale.

Milano e Tokyo sono le sedi creative di due Designer che hanno fatto di questo concetto la loro industria.




Non è solo una felpa con il ricamo di una tigre, quella che, io stesso ho nel mio armadio, è quello che definivo qualche riga sopra un concetto; l’estrapolare dalla propria cultura quei simboli cosi forti capaci di cambiare un’Era. L’eccellente lavoro svolto da Takada (fondatore e primo Designer del brand) è stato proprio quello di mettere in luce usando come veicolo “la moda” la cultura Giapponese nella visione più olistica possibile ( stampe dinamiche, colori eccessivi e stravaganti texture ).

Dopo un susseguirsi di Designer, dall’indubbia o meno bravura, il brand Kenzo vede arrivare nelle sue scuderie coloro (Humberto Leon e Carol Lim) che avrebbero portato il brand al suo originario lustro negli anni ’70 (la stessa fame che ebbe Jungle Jap, ai tempi d Takada). Facendo della cultura Giapponese un vero e proprio focus giovanile utilizzando la Tigre che rappresenta, quello che per l’Africa è il Leone un simbolo di forza, diventando il trendmark del Brand.


A circa 900 km di distanza Moschino, in Italia e precisamente a Milano, sta dando vita ad una rivoluzione, stampe pop, collezioni ispirati ai cartoon come Barbie o Spongebob e texture ispirate a FastFood famosi ). Indomito lo definirei il carattere di Franco Moschino come quello del suo ultimo erede Jeremy Scoot nel creare le collezioni del brand, servendosi della moda come strumento per riflettere con ironia sulla società.

I claim del brand sono tanto stravaganti quanto non lo siano i nomi di Fashion Show da loro ideati ( Ad es. Luna park o Fashion Bliz ). Come per Kenzo, in Moschino gli abiti variopinti, esagerati e dal gusto tipicamente anni ’80 in realtà acquisiscono un significato preciso, quello della reinvenzione; ispirandosi ai più famosi capi ideati da i suoi colleghi italiani per distruggerli e dissacrarli ma con una ironia da vero outsider.

La dicotomia tra le due capitali della moda, Italia per Moschino e Tokyo per Kenzo è molta chiara, al di là del forte concetto trasmesso, o della stampe ( che fanno grandi ed iconici i due brand), entrambi hanno basato un impero multimilionario partendo dalle radici della propria terra.


Di Claudio di Gennaro


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